Propositura di San Tommaso Apostolo a Certaldo


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Don Ugo Bardotti

Santi e Patroni di Certaldo

Don Ugo Bardotti

Entrando nel cimitero della Misericordia di Certaldo, a dieci passi dall’ingresso sulla destra, possiamo riconoscere un sepolcro dove è sepolto un sacerdote con i suoi genitori.
Non c’è nulla di strano in questo fatto, perché anche i sacerdoti muoiono e anche loro hanno bisogno di sepoltura, ma appena ci si avvicina alla tomba e si legge quello che c’è scritto sulla lapide - “ucciso la sera del 4 febbraio 1951” – si rimane attoniti e senza parole.
La storia di questo nostro paesano, nato al Bagnano nel 1904 e divenuto sacerdote all’età di 37 anni, è una storia che è sempre stata tenuta piuttosto nell’ombra. Specialmente la fine della sua vita, ricca di attività a favore della Chiesa e della gioventù, è piena di lati nascosti. Certamente le vicende che hanno vissuto i nostri nonni, a quei tempi, erano carichi di tensione – siamo dopo la seconda guerra mondiale – sia per le sofferenze e le perdite sopportate, ma anche per gli asti e i resti di rancore fra i vincitori e i vinti.
Don Ugo apparteneva ad una famiglia contadina. Anche lui e suo fratello si diedero inizialmente al lavoro nella campagna, ma poi iniziarono a lavorare come ciabattini. Nel frattempo, Ugo si fidanzò. Col passare del tempo maturò l’idea di offrire la sua vita al Signore. Si decise ed entrò in seminario a San Miniato dopo i trent’anni, grazie a un sacerdote di quella diocesi. Era una vocazione adulta. Dopo vari uffici occupati in diocesi fu nominato parroco di Cevoli. Il suo servizio come Parroco di Cevoli iniziò con molto entusiasmo. Era anche canonico della Cattedrale di San Miniato e vice cancelliere di curia. Gli anni che visse a Cevoli furono pieni di zelo per la chiesa e per le anime. Fra le tante attività che promosse, fra cui molte a favore della gioventù, fu quella di dar vita ad un reparto di scout, collegati con il Clan di Pontedera, divenendone l’assistente ecclesiastico e, inoltre, sostenne in parrocchia anche l’Azione Cattolica.
Chi l’ha conosciuto direttamente come don Mannucci, sacerdote della diocesi di San Miniato ancora in vita, testimoniano la limpidezza della persona, l’esemplarità del suo amore per il Signore e dello zelo per le anime. La sua viata e la sua morte furono quelle di un vero pastore di anime.
Il pievano di Cevoli fu ucciso la notte fra il 4 e il 5 febbraio 1951 (era tempo di Carnevale) da tre uomini mascherati, che suonarono normalmente il campanello di casa. Chiesero alla zia di parlare urgentemente con il pievano. Tre colpi di moschetto e il nostro don Ugo cadde a terra. I tre scapparono, lasciando il fucile a terra.
Appena la notizia giunse al vescovo, questi si precipitò immediatamente con i suoi collaboratori. Inizialmente l’alto prelato avrebbe voluto scomunicare tutto il paese, ma poi, additando gli ignoti colpevoli, si limitò a loro, scomunicandoli per omicidio in odio alla fede. La notizia attraversò tutta l’italia, arrivando anche al Santo Padre, Pio XII. Gli scout toscani riferirono direttamente al Papa i particolari di quella notizia, perchè si trovavano a Roma per la consacrazione episcopale di colui che era stato il primo assistente ecclesiastico centrale dell’A.S.C.I. (Associazione Scout Cattolici Italiani). Dal Santo Padre ricevettero parole di incoraggiamento e di comunione.
Dopo alcuni anni, verso il finire del 1958, tre giovani di un paese vicino confessarono: volevano fare una rapina, il prete reagì, si spaventarono e spararono. Durante il processo, però, saltò fuori il movente politico. Alcuni dissero che, per avere uno sconto sulla pena, si ripararono dietro il delitto a carattere politico. A Cevoli moltissimi sostenevano quest’ultima tesi. Durante il primo processo a Pisa vennero accusati di omicidio per rapina. Alla corte di appello di Firenze furono invece accusati per delitto politico.
Ancora oggi non possiamo documentare, con assoluta certezza, quale fu il movente del suo omicidio. Alcuni sostengono il movente della rapina (ipotesi più debole) e molti altri quello per motivi politici (ipotesi più probabile). Di fatto il nostro conpaesano don Ugo è morto e ha dato la sua vita per la Chiesa e per il suo popolo. È quindi cosa lodevole celebrarne la memoria.
Da non molti anni sono state ripristinate le celebrazioni nel giorno della memoria, quel giorno in cui il nostro caro don Ugo fu barbaramente ucciso. Nelle celebrazioni eucaristiche commemorative di questi ultimi anni, si sono susseguiti i vescovi di San Miniato Mons. Tardelli Fausto e il Vescovo ausiliare di Firenze Mons. Maniago Claudio. L’ultimo appuntamento di commemorazione del 2008 è stato il 12 marzo ed ha visto la presentazione del libro su don Ugo Bardotti, scritto dal nipote Vinicio Nencioni, alla presenza dell’autore e del Sindaco di Certaldo, il quale ha promesso di promuovere, all’interno del consiglio e della giunta comunale, l’intestazione di un giardino pubblico o altro luogo pubblico in memoria di Don Ugo Bardotti.

Fonte: Archivio Parrocchiale



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