Propositura di San Tommaso Apostolo a Certaldo


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Beato Giovanni da Rabatta

Santi e Patroni di Certaldo

Beato Giovanni da Rabatta

Chi è questo Beato?
Si sa pochissimo di lui. Sappiamo che ha vissuto nell’arco del 1200, ma non sappiamo con precisione il giorno della sua nascita nè della sua morte.
Alcuni anziani raccontano che sulla strada di Casale, che portava all’antica chiesa di Santa Maria, oggi ridotta ad un rudere, era stato eretto, tanti anni addietro, un tabernacolo dedicato al Beato Giovanni da Rabatta. Ad oggi è rimasto solo il ricordo, perché dell’antico tabernacolo non è rimasta alcuna traccia.
Altre nostre conoscenze sul Beato Giovanni risalgono, per lo più, alla nota che commissionava la creazione di quattro statue lignee di Beati certaldesi (il Beato Jacopo, il Beato Davanzato, il Beato Alberto, il Beato Giovanni.), che si trova nel nostro archivio parrocchiale, indirizzata all’artigiano fiorentino Antonio Rossi e destinate ad una cappella dedicata alla Beata Giulia all’interno del Chiostro della Chiesa dei Santi Michele e Jacopo a Certaldo Alto.
Una di queste statue doveva rappresentare il Beato Giovanni. Osservando la statua lignea, si nota che il Beato Giovanni ha un abito lungo, simile a quello indossato dai monaci. Sul palmo della mano destra mantiene un teschio verso cui è rivolto il suo sguardo. L’abito che il Beato indossava è il segno della penitenza. Il teschio sulla sua mano esprime un aspetto molto importante della vita contemplativa, cioè la meditazione sulla morte. Infatti, per comprendere il reale valore della vita occorre guardarla dal suo fine che, per il cristiano, non coincide con la fine di tutto. Il fine della nostra vita è la visione del volto di Dio. Questo cammino che conduce alla visione passa attraverso l’intimità quotidiana col Signore e attraverso la lotta contro il proprio egoismo. Allora può sorgere spontanea la domanda: ma l’eremita, cioè un uomo che sceglie di vivere nel silenzio e nel lavoro, fisicamente lontano dagli altri, non è forse egoista? No, non lo è. La sua vita è come il faro per le navi: essa indica la via al porto sicuro. L’eremita, nella radicalità della sua scelta, come anche in altra forma la vita monastica, è un vivere che rivela un oltre, che aiuta il prossimo, immerso nelle molteplici occupazioni, a ricordarsi che tutto è grazia e che tutto è fatto per mezzo di Cristo e in vista di Cristo.

Ma chi è l’eremita?
Come abbiamo già accennato, l’eremita è un cristiano che decide di lasciare le occupazioni legate ad una vita ordinaria per dedicarsi ad una vita in solitudine fatta di preghiera e lavoro manuale. Quello che spinge un uomo o una donna a decidersi per questo stile di vita è innanzitutto il desiderio di immergersi in Dio senza distrazioni, il desiderio di un’appartenenza totale. L’eremita offre la sua vita a Dio per farla diventare un sacrificio orante di espiazione per i fratelli. Il mondo ha tante distrazione, preoccupazioni e deviazioni e chi sceglie la vita eremitica le vuole “fuggire” perché esse diminuiscono le energie che si vogliono spendere per Dio. La loro “fuga” non è uno scappare, ma è una scelta che li spinge ad andare al di là delle cose, ad andare in profondità per ricercare la comprensione della realtà alla luce di Dio.
Il fenomeno dell’eremitismo risale al tempo dei padri del deserto (III-V secolo d.C) e ha avuto periodi di più o meno espansione. La chiesa ad un certo momento ha visto necessario, che questi santi uomini non fossero abbandonati a se stessi, ciascuno con la sua norma, ma ha voluto riunificarli sotto la regola di Sant’Agostino. Infatti, “il 16 dicembre 1243 papa Innocenzo IV promulgò la bolla Incumbit nobis con la quale invitava le numerose comunità di eremiti della Tuscia a riunirsi per costituire un unico Ordine religioso con la regola e lo stile di vita di S. Agostino. Nel marzo dell'anno successivo, 1244, gli eremiti celebrarono un capitolo di fondazione a Roma, sotto la guida del cardinale Riccardo degli Annibaldi ed ebbe così inizio la storia dell'Ordine di S. Agostino. Innocenzo IV desiderava che gli eremiti che seguivano le norme dettate da sant'Agostino non vagassero senza pastore come pecore sperdute, secondo il dettato dell'Incumbit nobis. Gli eremiti dovevano osservare la Regola e le norme di vita di S. Agostino e nominare mediante elezione canonica un priore generale e redigere delle costituzioni. Da allora, vennero conosciuti come Eremiti dell'Ordine di S. Agostino”.

Ma Rabatta che cosa è?
Non è un cognome o il nome di una casata, come potrebbe sembrare. È, invece, il nome di un luogo dove il nostro caro Beato ha vissuto la sua vita in solitudine. Dove si trova?
Dopo aver ricercato nelle piante dell’IGM (Istituto Geografico Militare) abbiamo scoperto che Rabatta è una porzione di terra all’interno della zona di Casale: con più precisione è quel luogo collinare in cui sono presenti i calanchi, detto dai certaldesi: “Le grotte di Casale”.
Quindi, il nostro Beato Giovanni era un eremita che abitava in una grotta nella zona di Casale, chiamata appunto Rabatta, vicino a San Martino a Maiano.
Non possiamo non interrogarci dinanzi ad una scelta così radicale. Una scelta di vita, che ricorda a tutti il primato di Dio e che, come ci insegna il Vangelo, è davvero come quel tesoro che un tale ha trovato nascosto in un campo e che per poterlo acquistare non esita a vendere tutto quello che possiede. Così il nostro Beato ha lasciato tutto per essesere totalmente immerso nel tesoro dei tesori, nel Tutto: Gesù Cristo Nostro Signore.


Fonte: Archivio Parrocchiale


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