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Santi e Patroni di Certaldo
Beato Davanzato
Tra le statue che si trovavano nell’antica cappella della Beata Giulia a Certaldo Alto, nel chiostro della chiesa dei Santi Michele e Giacomo (oggi dei SS. Filippo e Jacopo), c’era anche la statua del Beato Davanzato. Era lì come santo certaldese perché nato presso il territorio dell’allora comune. Si dice in una vita del Beato Davanzato che: "Pertanto, dalla Prosapia Davanzati di Poggibonsi, che apparteneva alla classe dei Grandi, che si distingueva per censo notabile, per elevatezza di cariche, per onorificenze eminenti, nasceva sulla fine del secolo XII il Beato Davanzato; e nasceva in paese non molto lungi da Poggibonsi, ove i suoi genitori per incidenza si erano trasferiti, voglio dire nel Castello di Semifonte, luogo già celebre nella Toscana in VaI d'Elsa tra Barberino, e Certaldo".
Si legge ancora in un'altra vita che "Ci dicono i biografi che i suoi pii genitori si presero amorevole ed attenta cura di lui, non solo per quanto riguardava la sua salute ed il suo sviluppo, ma soprattutto la sua educazione e formazione religiosa ed intellettuale [. ..]. In un primo tempo lo fecero direttamente, poi si servirono anche di qualche maestro del luogo e probabilmente lo indirizzarono ben presto - a tale scopo - al non lontano monastero di Badia a Passignano (fondato nel 1049 dallo stesso San Giovanni Gualberto, e già celebre), ove numerosi monaci alternavano il tempo tra il lavoro, la preghiera e lo studio" .
"Ma chi formò poi soprattutto l'animo del giovane Davanzato fu il b. Lucchese [...].
Sotto la guida di tale maestro il giovane Davanzato si formò alle più solide virtù, aprendo il suo cuore alla preghiera ed alla carità, in santa umiltà di spirito, nell' obbedianza e nel sacrificio" .
Ordinato sacerdote, fu destinato alla parrocchia (poi soppressa) di Santa Lucia a Casciano, nel Piviere di San Pietro in Bossolo, presso il Castello di Barberino VaI d'EIsa, che probabilmente faceva allora parte di detta parrocchia.
"Ma chi più di tutti poté godere i frutti della paternità spirituale del nostro Beato fu un giovanetto di buona famiglia, povero, che gli fu affidato - quando già il santo prete era piuttosto avanzato d'età - perché lo istruisse e lo formasse alla vita sacerdotale, avendo già dato notevoli indizi di tale vocazione" .
Era uomo di grande fede e di orazione infatti "Recitava il Divino Ufficio alle ore stabilite dai canoni liturgici con intensa devozione, in chiesa, stando proprio nella prima panca davanti all' altar maggiore, mentre sollevava spesso il suo sguardo verso il tabernacolo, quasi a stabilire un più intimo ed efficace colloquio d'amore con Gesù Eucarestia" .
Non mancano prodigi in vita e morte, infatti il Beato Davanzato godeva e gode di un grande potere di intercessione presso Dio. Ecco uno di questi prodigi.
"Un fatto miracoloso che aveva preso, per cosi dire, un ritmo costante era quello del moltiplicarsi delle provviste, quasi per sostituzione spontanea, ogni qualvolta la carità del santo prete faceva man bassa di esse per distribuirle ai poveri; cosi accadeva del pane, del vino, dei fagioli e di altri legumi".
Ecco che alla fine dei suoi giorni il Beato Davanzato eleva l’anima a Dio rivolgendosi ai suoi e infine rimettendo lo spirito a Dio con queste parole: "Sentendo pertanto io, misero peccatore, che il sommo e giusto Giudice mi chiama al suo giudizio, scongiuro la vostra carità che, per amor di Dio, vogliate raccomandare al Signore nostro Gesù Cristo la povera anima mia" ."... infine le sue ultime parole, pronunciate sommessamente, ma con intensa fede, mentre gli occhi fissavano il cielo: - Eccomi, sono pronto. Nelle tue mani, o Dio, consegno il mio spirito -". "Era il 7 luglio 1295 - un nuovo Santo era passato dal tempo all'eternità" .
Fra tanti episodi di miracoli dopo la morte uno interessante è quello dell’indemoniata liberata. "L'aveva talmente malridotta il demonio che Bartola Lapucci (o di Lapuccio) urlava e si contorceva come una belva ferita a morte, spumava dalla bocca e digrignava i denti; poi cadeva pesantemente a terra con gli occhi chiusi ed il corpo totalmente inerte, come fosse morta. Ma quando il sacerdote che compiva l'esorcismo, facendola avvicinare all'urna in cui erano custodite le ossa del santo parroco, intimò al demonio di lasciarla in forza dei meriti del Beato, così lo spirito perverso parlò per bocca di lei: “Grande davvero è il tuo potere, o Davanzato, che mi costringi, contro ogni mio volere, ad obbedire alla tua ingiunzione: ebbene, tornerò, mio malgrado, nell’inferno, come tu mi comandi…”.
Il Beato Davanzato, primo sacerdote terziario francescano, come figlio di San Francesco, ha vissuto nell’umiltà e nella purezza del cuore. Due virtù fondamentali senza le quali “l’edificio” spirituale cristiano non si può costruire e, quindi, non è possibile realizzare una vera e propria intimità col Signore Gesù che è mite ed umile di cuore.
Fonte: Archivio Parrocchiale