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Santi e Patroni di Certaldo
Beato Alberto degli Alberti
Nel nostro caro paese di Certaldo ha preso i natali un altro santo poco conosciuto: il Beato Alberto. Anche di lui non sappiamo molto. Intanto sappiamo che apparteneva all’ordine dei Benedettini Vallombrosani.
La Congregazione dei Vallombrosani fu fondata da S. Giovanni Gualberto dei Visdomini, il quale nel 1015 (assieme ad alcuni monaci benedettini fuoriusciti dal monastero di San Miniato per contrasti con l’abate di quel monastero e con il vescovo di Firenze), si ritirò a Vallombrosa (in un luogo detto Acquabella), unendosi a due monaci del monastero di Settimo (Paolo e Guntelmo) che ivi già conducevano vita eremitica.
Cosa sappiamo del nostro Beato?
Il capostipite della famiglia Alberti è Alberto conte di Mangona. Combattè lungamente contro i fiorentini per il possesso di Semifonte. Con i conti della Gherardesca ed Aldobrandesca e con i consoli di Firenze, Pisa, Pistoia e Lucca condivise la volontà di pace di Federico I° di Svevia. Nei territori dominati dall’Alberti erano potenti capisaldi i castelli di Vernio, Mangona, Capraia, Certaldo e Pontorme. Egli costruì la rocca di Semifonte e si pose in aperta guerra contro Firenze. Quando fu assediato il castello di Mangona, si arrese e comandò ai suoi vassalli di darsi ai Fiorentini giurando fedeltà ai vincitori. I patti della resa furono duri, perché si dovevano distruggere il castello di Pogni e le torri di Certaldo e di Capraia ed impedire la costruzione di Semifonte. Si doveva far pace o guerra secondo il volere di Firenze. Federico I° di Svevia abolì questi patti. Semifonte fu ricostruita con il favore imperiale. I Fiorentini diedero l’assalto al castello di Semifonte e gli abitanti fedeli al conte si difesero.
Il conte Alberti promise di impedire che attraverso i suoi dominii di Celle e Certaldo arrivassero soccorsi ai difensori di Semifonte. Firenze riuscì a porre fine alla potenza degli Alberti di Vernio.
I conti Alberti sono stati validi offerenti per l’abazia Vallombrosana di Passignano.
Il Nostro beato si inserisce in questa storia degli Alberti e dei Vallombrosani Benedettini. Dalle “Vite di Santi e Beati fiorentini…” si sa che il nostro Beato fu ”tra i primi seguaci del glorioso Patriarca San Giovanni Gualberto, il quale dagli scrittori Vallombrosani si asserisce della nobilissima Famiglia de’ Conti Alberti. Poche però sono le notizie, che di questo Beato si trovano registrate nell’Istorie Vallombrosane. Solo si sa, che fu così umile, che godette di servire per lo spazio di quarant’anni negli uffizi più vili del monastero, ai quali per esercizio di mortificazione lo destinò il Santo Istitutore di Vallombrosa; onde fattosi degno della corona promessa agli umili, andò a goderne il possesso in Paradiso il dì 16 di marzo l’anno mlxxxxiv (1094) essendo il suo corpo stato sepolto tra quelli degli altri Beati in Vallombrosa, ove tuttavia ancor si venera nella soprannominata cappella de’ Beati…”.
Dal volume “Della Vita del Glorioso P.S. (Padre Santo) Giovanni Gualberto…” sappiamo inoltre che il nostro Beato Alberto era “uomo grave, pieno di Religione, caritativo e amorevole in verso di tutti, fu posto da lui (da San Giovanni Gualberto) alla cura della canova (la dispensa) e della cucina… non solamente esercitò con somma purità di vita, e con diligente sollecitudine d’animo per lo spazio di quarant’anni, che visse nel monastero, ma non mai per fatica, o per l’abbondanza di facciende lasciò l’uno officio per l’altro con molta meraviglia di tutti e massimamente de forestieri, e di altri che avevano a trattar seco… dopo la morte nel Monastero di Vallombrosa fu seppellito e per le virtù, che erano state in lui, e specialmente per la carità e la pazienza, la quale in tutte le sua azioni mostrò grandissima, fu scritto tra gli altri Beati della Religione”.
Ecco, in sintesi, le virtù del Beato Alberto, che si evincono da queste due fonti: era umile, paziente, caritatevole, obbediente alla regola religiosa, disponibile verso tutti senza distinzioni… virtù veramente belle che ogni cristiano è chiamato a vivere. Chiediamo al nostro caro Beato di invocare per noi e con noi lo Spirito Santo affinchè anche in noi effonda quei doni, che hanno resa così bella e luminosa la vita del nostro Beato.
Fonte: Archivio Parrocchiale