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Santi e Patroni di Certaldo
Beata Giulia della Rena
Nacque in Toscana, presso Certaldo, intorno al 1319, da una famiglia di nobile origine, ma decaduta. Rimasta orfana in giovane età, entrò al servizio dei Tinolfi nella vicina Firenze dove, venuta a contatto con gli Agostiniani e la loro spiritualità, vestì, non ancora ventenne, l’abito delle agostiniane secolari. Sentendosi portata ad una scelta di vita più radicale ed austera, nel pieno fiore della sua esistenza, decise di abbandonare la città e di rifugiarsi in un luogo solitario. Tornò quindi a Certaldo prendendo alloggio in una stanzetta presso la chiesa agostiniana dei Ss. Michele e Giacomo. Previamente furono aperte due piccole finestre, una corrispondente alla chiesa per assistere alle sacre funzioni, l’altra verso l'esterno per ricevere l’alimento che la pietà popolare le avrebbe fatto pervenire. Fece collocare su una parete un crocefisso, e poi, con solennità, all'esterno un muratore murò l’ingresso.
Non lascerà più il suo piccolo “romitorio”. Come le recluse, vivrà segregata dal mondo per un periodo di circa trent'anni, percorrendo fino in fondo la lunga via dell'ascesi e della mistica. Penitenza e preghiera saranno le sue occupazioni quotidiane. A tenerla in vita pensavano i contadini di Certaldo e dei dintorni. Racconta la tradizione popolare che anche i fanciulli corressero in suo aiuto numerosi, portandole qualche cosa da mangiare e che Giulia, grata e sorridente, li contraccambiasse con dei fiori freschi in qualsiasi stagione dell'anno. Nulla di più si sa di lei, se non che era molto venerata dai suoi concittadini per la vita di pietà vissuta sotto i loro occhi.
Morì intorno all’anno 1367. Il suo culto si sviluppò subito dopo il suo trapasso, poiché già al 1372 risale la dedicazione di un altare nella stessa chiesa presso la quale aveva vissuto e dove era stato tumulato il suo corpo. Fin dal 1506, il comune certaldese contribuiva per la festa in onore della Beata, alla cui protezione fu attribuita più volte la liberazione dai contagi e dalla peste. La Beata Giulia è pregata anche per le vocazioni religiose. Maria Valtorta, in un suo scritto, riporta un’apparizione in cui le compare la nostra Beata, che sostiene di essere poco pregata e che farebbe molte grazie se i suoi concittadini la invocassero per intercedere presso il Padre. Ecco quello che la Valtorta riporta in uno dei suoi quaderni:
“Dice una “voce”, e non si manifesta di più, ma è tutta grazia e pace, pur essendo forte e netta e dal chiaro accento toscano, tanto che la penso essere di Santa Caterina da Siena: “L’amore sta alla perfezione che si vuole raggiungere come il soffio sulla brace: la riaccende, ne dilata il calore, la fa tutta attiva e splendida. La perfezione che si voglia raggiungere solo per avere pace e gloria, ossia per un egoismo spirituale, è come brace spenta; è nera, fredda, inutile. La perfezione con poco amore è come un mucchio di brace nera con un solo puntolino acceso: un carboncino… Langue, sonnecchia, rischia di morire. Ma se il nostro amore – e sia amore puro, tutto per dare gloria a Dio – su essa alita, ecco che allora tutta la perfezione si accende, e l’anima nostra purifica, e la fa bella, la fa pronta e servizievole come perfetta ancella alla divina Volontà, e degna, poi, d’ardere davanti al trono dove splende l’Agnello. Le azioni dei Santi – e santi sono i perfetti operatori della divina Volontà – splendono insieme alle loro orazioni nei turiboli celesti. Tanto più aumenta l’amore per amore, tanto più aumenta la perfezione. Ama totalmente e sarai completamente perfetta nella misura che da te vuole la Santissima Trinità.
Chi sono? Una sconosciuta dai più, eppure ti sono sorella perché recluse ci fe’ l’Amore per nostra volontà di vittime a pro degli uomini, a suo Ss. esempio. Giulia sono. Giulia Della Rena, di Certaldo, vergine e reclusa di S. Agostino, del 14° secolo. Beata in Cielo per bontà dell’Amore. Oggi sono ricordata in alcuni luoghi. Ma troppo poco ricordata. E non per me, me ne accorro, che io tutto ho possedendo Iddio. Ma già m’accorro perché potrei, se mi si ricordasse, dire al mondo una parola di Salvezza. Quella di tornare all’amore nel quale ogni altra virtù si compendia e celasi ogni pace e gloria. Addio sorella. Rimani nella pace del Signore.”(9 gennaio 1946).
I resti mortali della Beata Giulia, custoditi in un’urna di legno e di cristallo, si venerano a Certaldo Alto nella chiesa dei Ss. Filippo e Iacopo, che un tempo era parte del convento degli agostiniani.
Il suo culto ab immemorabili fu confermato da Pio VII nel 1819. Nell’archivio della propositura di San Tommaso si conserva il documento di dichiarazione del culto alla Beata con l’ufficiatura e le preghiere autorizzate dalla Santa Sede.
Anche se la sua memoria liturgica ricorre il 9 gennaio, la festa solenne è celebrata la prima domenica di settembre e i festeggiamenti sono prolungati sino al mercoledì seguente.
Fonte: Archivio Parrocchiale
A lato il dipinto di Sabrina Taddei raffigurante la Beata Giulia, esposto nella Chiesa di San Tommaso.